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sabato 3 novembre 2012

sonolivo


Poi raccogli le olive e sei contento. Stanco certo, ma pure soddisfatto. Sono anni che faccio il contadino per finta. Non so riconoscere le più comuni malattie dell’olivo, né il tipo d’oliva che raccolgo; frantoio, itrana, bah, sfumature grigioverdi e poco più. Non me ne fotte di diventare un bravo olivicoltore, neppure di fare il contadino quasi vero. No, sono retaggi romantici che mi hanno riempito il cervello da ragazzo, oggi voglio imparare l’Infinito a memoria, che dovrei già sapere, infatti, lo so, ve la dico? Ma no, vi dico che adoro certi ritmi che vivo tra gli alberi, cani, gatti e foglie dure. Acqua lete come se fosse vino, e birretta che sposa il panino con mortadella e melanzane sottolio come ricompensa maschile. Ogni tanto giochiamo a fare i contadini tipici, e l’erba alta intorno si fa una risata frusciosa. I rovi brindano al pericolo decespugliatore scampato, anche oggi come ieri le serpi neanche si nascondono. Sopra un cielo macchiato di nuvolette isolate. E le barzellette tra cesoie e rastrelli. Risate tra rami e cassette. Ricordi che si stendono accanto alle reti, che mi ricordano i pesci argento e neri che saltavano in spiaggia nell’ottantatre. Mio padre se ne sta in una scatola argento tra nonni antenati e fiori finto fresco. E le guance tue sono rosa, e sento scorrere il tuo sangue accanto al ruscello esangue. Vi abbraccio e parlo come un forsennato, parlo e ti accarezzo come un pazzo.

Sento un odore di silenzio senza lamento. E dei seni che aspettano bocche e delle mani che cercano confini di carne da contenere. Per non scappare più e aspettare una telefonata o una mail, avvolte a pensieri d’affetto.

2 commenti:

AndreaG ha detto...

Mi spiegherai questa cosa della ricompensa maschile...la melanzana....

peppe stamegna ha detto...

é culturale la questione...