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sabato 18 febbraio 2012

il patriarca


Ieri Arezzo era la città più triste dell’universo. Io con essa. Il patriarca con il suo j’accuse, subito dopo un’analisi degna dei criticati professori, incitava chissà quale indignazione: pareva folle davanti a quegli spettri. Che non erano di certo i consiglieri, brave e solide persone cortesi, ma gli spettri parevano gli stessi tante volte invocati dai capipopolo italici, in quest’ultimi anni. Ce ne fosse uno quasi povero, middleclass, di ‘sti capipopolo, dico uno, almeno uno. Insomma, già dal viaggio in treno avevo intuito che la giornata era nata storta. Sedute vicino a me tre psicologhe in viaggio per la scuola di formazione; ce n’era una che chiamava continuamente alcune scuole per progetti da presentare. Un’altra che litigava col suo amante al telefono. La più brutta delle tre sperava in Monti, che con un euro ci fa aprire una società! Anche se poi, aggiungeva un po’ demoralizzata, la sede l’avrebbe divisa con altri dieci professionisti. A turno, così la finanza non ci becca.  Quella che parlava con le scuole all’improvviso butta nella mischia un’idea: mi metto d’accordo col farmacista, e mi faccio dirottare quelli che comprano la valeriana al mio studio, ché poi avranno  uno sconto pure sull’erboristeria. No? Le altre annuivano sbigottite, ma solo dal di dentro, fuori i denti erano bianchi; ché la realtà è solo frutto di interpretazioni, l’essere non esiste in quanto tale, gli avrebbe suggerito in soccorso via etere, l’articolo che leggevo su Repubblica, contemporaneamente ai loro discorsi. Queste tre mi sembravano un po’ quei tipi sorridenti dell’Herbalife, e un po’ creature allo sbando, quindi anche adorabili; ma intanto foraggiavano i professori delle scuole di formazione, ai quali erano rivolte le peggiori cattiverie uscite dalle loro bocche in viaggio, sui loro vizi baronali. E domani, che ne sarà di quest’umana rabbia? Di certo non si disperderà come i gas sull’Amiata, e neppure come quei ragazzi rincorsi nelle strade dai celerini, in certi cortei spontanei.  E allora lascia il posto a me, a ‘ste tre, prima che il ribollire bruci restando appiccicato alle padelle d’asfalto di domani. Capito? Io non ti credo, e i tuoi armiamoci e partiamo arrivano fuori tempo massimo, fuori dalla storia; che vi ha già sputato fuori assieme a tutto il pentolame ideologico arrugginito; basta, arrendetevi all’evidenza che siete una grande azienda non meno di quelle tanto maledette dai tuoi discorsi pieni di cazzute osservazioni: buone per le pecore d’estate, poco prima di bere l’acqua al fiume. Non per la mia depressione post-aspirazione.

2 commenti:

AndreaG ha detto...

Bella quella delle pecore...mi piace la tua rabbia. Ma non t'ammalare di rabbia. Bello anche l'articolo di Pascale, anche io dico sempre decrescita, ma perchè un pò c'ho l'acqua al culo e devo! decrescere per primo...poi perchè mi guardo intorno e vedo che l'umanità si stacca da sè e diventa consumatrice e basta..vabbè, buona fine domenica. Abbracci.

peppe stamegna ha detto...

Grazie Andrè. Certo hai ragione, io cerco di mangiarmi la rabbia con le parole...un po' un rimedio omeopatico, anche se io non credo affatto all'omeopatia! son fritto.
torna al blog!!!!