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domenica 25 marzo 2012

semaforo arancione


disegno di Bruno Schulz
In questi giorni sono innamorato. Il mio oggetto d’amore è pieno di colori luci parole. Non mi sente, sicuramente non è corrisposto, ma mi segue ogni volta che mi sposto. Sono un suo sottoposto, e tremo quando qualcuno capta qualche indizio intorno alla mia faccia. Sta con me già al mattino, nei pensieri bianchi, poi la sera mi circonda nella stanza di seta. Ha ragione Giovanchelli: sbiadita la cosa che ho scritto. Embè, si sa che la bellezza paralizza: Chiara Valerio l’ha detto dieci volte in una serata libresca. Da allora l’ho sperimentato spesso. Insomma, vivo nella trappola dell’incantamento, e non ne voglio uscire prima della fine della Quaresima. Eh! Io quando mi fisso precipito a occhi chiusi nell’ossessione dolciastra e profonda. Gli amici mi tollerano come si tollerano i lavavetri al semaforo: prima o poi scatterà il verde. Non ho spicci intanto, ma un sorriso ipocrita inutile, sì. Per lui soprattutto.
 Vabbè faccio coming out: sono innamorato dei racconti di Bruno Schulz. Galeotto fu il libro “Bruno”, scritto da Nadia Terranova e disegnato da Ofra Amit. Non ne esco. Poi Claudio mi ha coinvolto e che faccio, mi tiro indietro? Non credo, oramai mi sono caricato sulle spalle la storia di Bruno e devo continuare a portarmelo dietro, a lavoro o nelle case degli amici – quando il semaforo è arancione e tutto passa – o nella sala d’attesa del medico. La schiena in questi giorni è indolenzita da tanto sforzo umano. Ma sono contento; io, quando m’innamoro, non me lo tengo solo per me, invece lo diffondo come si fa quando si annunciano i primi passi dei figli o le gravidanze inaspettate delle amiche.
Se tra quei quattro che leggeranno questo post ci sia qualcuno disposto a tirare fuori impressioni sulle cose scritte da Schulz, sarà il benvenuto. 

                                  



2 commenti:

AndreaG ha detto...

Ma io non ho letto nulla di Schulz!

peppe stamegna ha detto...

sbrigati a farlo caro mio!