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martedì 17 luglio 2012

lascio perdere?


 A S. Basilio c’è una biblioteca. Poi un giovedì di luglio propongono un concerto e un film, l’aria è calda e ti viene voglia di canzoni d’amore degli anni sessanta. E’ fisiologico, per noi romantici sedotti da certa entropia letteraria.

Parte la chitarra di Fausto Mesolella arpeggiando pericolosamente tra le capigliature rossastre delle nonne in terza fila. Le note cercano di arrivare fino all’ultima di fila, ma no, quaggiù dove siamo io e Enzo, c’è una barriera di chiacchiere di un’intera borgata ripiegata all’angolo dell’arena. Le note diventano familiari: Lucio Dalla Beatles. Niente, questi chiacchierano come forsennati. Il musicista, con fare educato, dichiara che questo vociare non lo fa suonare bene, pur ammettendo che un concerto di sola chitarra sia spesso una palla. Che stile Mesolella, riesce a zittirli tutti, trascinandoli dentro la sua musica discreta.

Si mette a musicare la scena tragica di “Un borghese piccolo piccolo”, e poi quando termina si siede ai bordi del palco a vedere anche lui il film di Fabrizio BentivoglioLascia perdere, Johnny” tratto dal suo raccontare i suoi inizi da musicista, a Caserta, negli anni settanta, in compagnia della sua adorabile timidezza.

Il film procura risate al gruppone chiacchierone, e anche a me, seppure con varie declinazioni sentimentali. A me il film è piaciuto, e non so il perché. C’è una tenerezza antica, pudica, che si presenta alle spalle dei vari personaggi di costume degli anni settanta; di quegli anni ancora tutti da esplorare con lenti trasparenti, e anche da raccontare meglio, scansando veli ideologici fuorvianti. Il racconto del film ci riesce nel narrare le difficoltà di un ragazzo a muoversi intorno alla sua passione, la musica, senza snobismi, ma non per questo gli è facilitato il percorso. Anzi. Un magnifico incontro costringe la sua insicurezza a rivedere le potenzialità e spingerlo verso palcoscenici improbabili, contro quella noia che spesso mortifica ogni possibilità di crescita.

Ci sono tanti bravi attori in questo film e belle canzoni, e facce da raccontare agli amici. Per sentirsi partecipi di storie mai del tutto dimenticate, e niente affatto lontane da quel che siamo. Bisogna tuffarsi in queste storie senza spocchia, ma con l’intenzione di fare pace con certa terra, certe facce, certi costumi, che ancora oggi condizionano il nostro liberatorio girovagare. Procurando risate e dolore, vertigini e attese. La timidezza di Fausto mi appartiene, e mi obbliga a rivedere i piani mai del tutto navigati in queste acque fangose, mai del tutto sicure. Lascio perdere?

2 commenti:

AndreaG ha detto...

no, non lasciare perdere. I tuoi momenti recensivi/raccontanti meriterebbero di essere volantinati dagli aerei sulla spiaggia e sulle piazze. Non lasciare, Peppe.

peppe stamegna ha detto...

Grazie Andrea, troppo bono. Comunque l'immagine dell'aereo ci piace, a me e a mio cugino Arturo...