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giovedì 6 dicembre 2012

santo cielo!


Maledizione ai giorni lungamente grigi.  Oggi avevo in programma di andare alla fiera “Più libri più liberi”. Io e mio figlio. Ma un dolore alla testa a seguito di una giornataccia lavorativa hanno decretato una ritirata urbana. Eccomi solo col pc e musica dei Cccp a tutto volume. La casa sembra un club anni settanta, fuori la quiete di un quartiere come tanti della periferia, dentro fiamme e dolenti note. Poco prima, in vena ballereccia, abbiamo ascoltato “Quelli che ben pensano”, poiché ai figli gli piace ascoltare questo pezzo in alternanza con Il Piotta. Sembrava un mini-club del centro sociale occupato. Insomma, ci siamo sforzati per smorzare ogni angoscia, ogni assenza che tuona già all’uscio come ascia lucente. Balla ragazzo, scaccia la quiete che si traveste da prete. Intanto “La macchia umana” aspetta di essere finito, per concederti lo stupore di un tempo e di una società che corrode ogni creatura a dispetto di quel bene tanto divulgato dal prete di sopra.

Preti e parenti mi stavano rovinando, ma la musica e certi libri mi hanno tirato fuori da quella melma infima. Ora sono qua, dentro a una serata ampia con la finestra alle spalle e tutti i crimini con essa. Un muro bianco davanti da sfondare con parole aguzze, coi respiri decisi di vetro. Le tazze di melissa da sorseggiare. Uno a uno i vecchi tromboni da trascurare. Credere un po’ di più agli amici, alle persone della mia età, e a quelli che sfiancano l’ipocrisia ogni santo giorno, e nessuno a premiarli o a dargli una carezza. Santiddio! Diavolo! Una carezza per questa mia generazione che sta sballottando tra un passato glorioso e cazzuto (si fa per dire…) e un futuro non pervenuto. Una parola dolce d’incoraggiamento per queste facce una diversa dall’altra, per questi occhi all’ingiù che cercano mattonelle bizzarre da attraversare. Santo cielo! Diluvia sull’ovvio dei nostri padri e sciacqua quelle mani di fango di Luisella che sgobba tutto il giorno al call center e che aspetta Gianni ogni sera con le sue delizie di sogni farciti di crema contemporanea.  Ascoltali mentre Andrea ed io li asciughiamo con cura amorevole nei dettagli, e falli arrivare freschi e forti al prossimo mattino. Al resto ci pensiamo noi, che siamo pronti a non restare.

 

3 commenti:

Elena ha detto...

Ci ho pensato più volte, ci potrei spendere altro tempo e possiamo discuterne, di sicuro è anche bello ma in fondo cosa c'è da definire? Ogni cosa è chiara qui nella sua sbandata frammentarietà.
Mi piace,
è tutto.
Elena

peppe stamegna ha detto...

Benvenuta Elena!
grazie per l'attenzione.
Anche se discuterne, forse, ci renderebbe un po' migliori. ah, ma di cosa dovremmo discutere?...

AndreaG ha detto...

"Siamo pronti a non restare" me lo tatuo. Sotto al Veliero in fuga, col vento in poppa. Bello leggere questa cosa come ultima prima di andare a godermi il sonno, alle 22 di un venerdì sera. Si, sono pronto a non restare, perché ogni minuto vissuto potrebbe già bastarmi.