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domenica 3 febbraio 2013

almeno ci provo (ancora?)


Ho chiesto alla persona che adoro e stimo sin dai tempi delle caverne come mai secondo lei mi ostino a frequentare luoghi dove ci sono incontri tra scrittori e lettori. Dopo avermi risparmiato una sua vecchia impressione (sei un mitomane!), mi concede una definizione semplice e genuina, come i suoi pensieri migliori: per piacere, ma anche per stare in certi giri che hai sempre desiderato frequentare. In parte è vero, soprattutto riguardo alla prima  parte della risposta: per piacere. Un piacere piccolo che cresce in certe sere, e si trasforma dentro i ricordi in estasi stagionali.

Poi ti ritrovi in un sotterraneo di libreria insieme a una decina di persone silenziose e timide, e ti accorgi come d’incanto, dopo che per la prima ora dell’incontro non carburavi col pensiero e a malapena seguivi la lettura dei racconti, ti accorgi che ti piace stare lì ad ascoltare. Così ti ritrovi a sentire “La casa di chef” letta dal tuo scrittore preferito del momento, e ti scuoti, come sempre Carver ti scuote proprio fisicamente, e allora non ti resta che partecipare eccitato al dibattito. Mi sono infervorato tanto da sfondare la mia timidezza, costringendomi quasi a fare il maleducato interrompendo l’elegante signora della prima fila. Urgeva la mia opinione.  Sarò sembrato un disadattato, o magari per restare al tema un ex alcolista anch’io, tale era la mia smania di spiegare perché certo dolore lo annusi fino a commuoverti di piacere. Sì, sarà che ho cambiato almeno dieci case tra Gaeta, Firenze e Roma, e la provvisorietà è stata la mia forza ignota di questi anni, ma qui, nell’infervoramento, c’è anche dell’altro: l’arte di Carver a raccontare il presente, senza scandalo né tragedie, soltanto con una narrazione densa di attese e d’immagini nitide che ti si appiccicano tra la gola e il petto, schizzando prima tra gli occhi e la testa. E io, solo in mezzo a voi, sapevo di attendere un’eruzione di storia e parole. Sì lo so, senza impegno non si arriva a niente, e senza coraggio resti un miraggio. Lo so. Vabbè, ripetetemelo se vi va.

A un certo punto mi prende un piacere infantile quando l’analisi di Cognetti va a sfiorare la mia, quasi a svelare un filo rosso che aleggia da anni sopra la mia pigrizia, e che non mi fa concludere quasi niente; mi spiace signora elegante, certe storie sono frammenti essenziali e vanno assaporati spicchio per spicchio, altrimenti sai che brodaglia sciapita di descrizioni inutili, la storia e il mondo. Comunque, non mi fa concludere niente non tanto la signora elegante, quanto lo spietato tarlo che altre signore poco eleganti negli anni mi hanno ficcato nella  testa.

Alla fine Cognetti ha sorriso mentre la mia mano si staccava dalla sua, e tutti i libri alle spalle rigidi che applaudivano la scena: di un uomo che ringrazia, ricambiando col sorriso, la lezione di uno scrittore timido come un vulcano.
 

2 commenti:

Sara Durantini ha detto...

Ho letto Carver, ho letto Cognetti... autori che amo, la loro scrittura mi sta prendendo tantissimo... per caso Cognetti ha organizzato letture di racconti a Roma??

peppe stamegna ha detto...

Sì, è appena passato da Roma. Quello che hai letto qui sopra è una misera testimonianza di un incontro presso la libreria Koob.
Magari ritorna a breve.