Ho scritto 'sta cosetta per Claudio Muolo e le sue belle lampade. Riguarda l'interessante mostra che lo studio maRAMEo farà ad Aosta tra qualche settimana; intanto beccatevi queste mie impressioni:
Alcune lampade
mi fanno un po’ paura, soprattutto quelle che scendono dai soffitti; con quei
tentacoli perfetti, misurati nella luce per donarci uno spazio d’attesa, al dì sotto,
prima della terra.
Queste lampade ti
fissano e aspettano un cenno, un invito a sederti per osservarle meglio,
davanti, di dietro e di fronte. Magari anche dall’alto. Io l’ho fatto qualche
tempo fa, che poi, all’improvviso, spinto da un impulso di euforia, mi sono
alzato dalla sedia con la voglia di toccarle. Tocco la pietra leccese, rugosa al tatto e
soffice alla vista, e ti rimane sulle dita quella sensazione di deserto caldo. Metallo,
pietra, carta, me li immagino mentre scappano verso le spiagge d’inverno a
cercare i resti dell’estate, del mare, del temporale di ieri. Questo pare che
facciano i materiali che compongono le lampade dello studio maRAMEo. Quel pesce là, quello che sta passando davanti ai nostri occhi per poi
scomparire un secondo dopo, quel pesce furbo colorato, quello di sicuro ha
fatto solo il minimo sforzo per ricrearsi laggiù in spiaggia. E c’è quella libellula che proietta i nostri occhi
verso quella stanza di nuvola, dove riposare e aspettare altri sogni.
La bambina che imparò a volare danza blu
e raccoglie farfalle di pensieri, evita gli aquiloni che continuano a volare
incerti nel movimento, per arrivare su quella parete eccitata, fino a un
secondo fa era soltanto orfana e sola.

Messe tutte
insieme queste lampade, da comodino, da parete, da soffitto, da divano, da
libro, da letto d’amore, sì, tutte queste lampade messe in uno spazio formano
una casa, anzi, una storia da illustrare. Sarebbe leggero passeggiare tra quelle
forme morbide, allora quelle pietre assumerebbero d’incanto silenzi umani.
Farebbero entrare tutti, mostrandoli diversi, forse autentici, e alla fine,
l’ultimo che andrebbe a dormire, spegnendo l’ultima lampada, avrebbe una scossa
di pace tra le dita.
Claudio una
volta mi ha detto che sono le lampade a decidere le case dove abitare, e io gli
credo, anzi, lo immaginavo già, e pensavo alla potenza evocativa che tale magia
potesse procurare ai genitori adottivi di queste belle lampade. Perché una
volta scelta la dimora queste lampade diventano casalinghe, e aspettano che i
coinquilini si vadano a collocare intorno a loro, per sbrigare le faccende umane,
facendosi illuminare o coccolare, a deciderlo magari ci penserà la notte, o il
mattino. Forse il cielo in transito di quel momento.
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