Pensavo di leggere un libro di
Recalcati, o di Serra, insomma, qualcosa sugli adolescenti contemporanei, su
mio figlio dodicenne. Una mia cara amica mi ha mandato ben due sms con tutta
una serie di titoli da leggere. Grazie amica, ma ci ho rinunciato, già le
festività ti riducono come una goffa entità celestiale rotolante, lasciamo
correre va, ho pensato mentre mi lasciavo rotolare. Poi, l'altra sera, dopo
aver riletto un bel racconto di Nadia Terranova, Via della Devozione, mi sono
ricordato che avevo regalato questo libro a mio figlio: Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro. Eccomi in due mezze notti a leggere una bella storia di due
adolescenti: Agata, dodicenne che si trova all'inizio di quest’età tribolante e
Gabo, diciottenne, che sta quasi al termine dell'età difficile in questione. Be’,
in quei dialoghi e in quelle atmosfere mi sono immerso in un mondo che spesso
evito di osservare per quello che è: una disordinata e puzzolente, ma anche
tenera e fondamentale, fabbrica di futuri uomini e donne. Preferisco far finta di
saperne abbastanza, di quello che serve per affrontare questa battaglia
adulto-adolescente, perché ci sono già passato, annuendo all’amico cogli stessi
problemi; agendo come se mio figlio avesse ancora dieci anni, e vederlo ancora
lì sulla bici davanti casa che scorazza felice e leggero. Cazzate. Ora sono
padre di un adolescente, e la mia andata adolescenza è rimasta appesa come una
bandiera sdrucita, secca, senza ancora un’accettabile comprensione che le dia
degna deposizione nella storica bacheca personale. Tocca rimboccarci i pensieri
e tuffarci sereni in questa nuova fase: vale per il figlio e vale per me, metà
e metà di responsabilità.
A volte sembra che la Narrativa, quella letta sulla metro o a letto, in bagno o durante il placido sonno dei bimbi, ci faccia sentire meno saggi, di quando si leggono i Saggi, magari su una poltrona di pelle marrone, con una lampada giusta e un panorama mozzafiato davanti. Mi sa che è così. Eppure dopo certe letture ho uno slancio di energia che si sprigiona che m’impressiona; questo avviene da una condivisione, seppur minima e silenziosa, tra me e la scrittrice, tra lo scrittore e me, da storia a storia. Da te a me.
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